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Michele Zarrillo propone il suo “alfabeto degli amanti”. E’ questo, infatti, il titolo della canzone che l’artista romano ha presentato a Sanremo 2006, arrivando in finale, ma venendo battuto in volata dal becco di Povia (che ha poi vinto il Festival). Bisogna essere sinceri, e riconoscere che “L’alfabeto degli amanti” di Zarrillo non aggiunge nulla al suo già noto repertorio, tanto che si ha l’impressione che la giuria abbia valutato la performance del buon Michele più per il nome dell’autore che non per la reale forza del pezzo. Stessa impressione al Festival di quest'anno con "L'ultimo film insieme". Ad ogni modo, ora c’è un cd da promuovere, con tutti i propri maggiori successi, e soprattutto c’è l’ennesima possibilità di dimostrare sul palco quanto si vale. In questo senso, Michele Zarrillo non ha mai deluso: pianista, chitarrista, ottimo vocalist, nei suoi live non si risparmia mai. In concerto, anche questa estate, ci saranno sicuramente tutti i brani sanremesi di Zarrillo, che non ha mai negato la propria riconoscenza alla manifestazione canora della città dei fiori: “Strade di Roma”, scritto in coppia con Antonello Venditti (i due condividono lo stesso produttore) e presentato all’edizione del ’92, “L’acrobata” (2000), “Gli angeli” (2002), “L’elefante e la farfalla” (1996, forse la più debole delle sue proposte sanremesi), “Cinque giorni” (in assoluto il suo capolavoro, con cui conquistò il quinto posto nel ’94) e “La notte dei pensieri”, primo posto nella categoria “Nuove proposte” 1987. La carriera di Zarrillo comincia come chitarrista, negli anni ’70, con la nascita del gruppo prog “Semiramis”. Il giovane Michele passa anni a scrivere per altri (Vanoni, Zero) ed esordisce come solista negli anni ’80. Una svolta, a livello di vendite, Zarrillo la vive nel 1997: il best of “L’amore vuole amore”, uscito alla fine di quell’anno, supera le 500.000 copie, arrivando al secondo posto in classifica e restando nelle charts per 60 settimane. Zarrillo pubblica successivamente “Il vincitore non c’è” (2000), “Le occasioni dell’amore” (2002), “Libero sentire” (2003) e “L’alfabeto degli amanti” (2006). Inutile dire che, già solo a giudicare dai titoli, si capisce come nei suoi pezzi Michele Zarrillo abbia sempre parlato prevalentemente d’amore: anche altri successi come “Una rosa blu” e “Ragazza d’argento” vanno in questa direzione. Di rado Zarrillo ha fatto riferimento all’attualità: è successo in brani come “Non arriveranno i nostri” e “Il sopravvento”. Le parole, però, non sono state (quasi) mai frutto del suo estro: Zarrillo, infatti, si è sempre concentrato soprattutto sulle musiche, demandando il compito di trasformare le liriche in poesia al fido Vincenzo Incenzo. Tornando a “L’alfabeto degli amanti”, una curiosità: a Sanremo 2006, nei duetti del venerdì, Michele Zarrillo è stato accompagnato da Tiziano Ferro. Fra i due c’è una salda amicizia, tanto che nel suo precedente cd figura un brano scritto a quattro mani proprio con il Craig David di Latina.